Re-born, la moda che non spreca ma trasforma
Sapevi che ogni anno nel mondo si producono oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili?
Gran parte di ciò che buttiamo finisce in discarica o viene bruciato. 𝙄 𝙫𝙚𝙨𝙩𝙞𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙪𝙤𝙢𝙤 𝙗𝙞𝙖𝙣𝙘𝙤 𝙢𝙤𝙧𝙩𝙤 è l’espressione usata in Ghana per definire le tonnellate di abiti usati occidentali che inondano – e spesso soffocano – i loro mercati e il loro ambiente.
Per capire le reali dimensioni del problema del fast fashion e coltivare consapevolezza fin dalla giovane età, abbiamo portato questo tema tra i banchi di scuola con il progetto Re-born.
Quanto durano i nostri indumenti? E che fine fanno quando decidiamo di disfarcene?
Il progetto “RE-born – Laboratorio di moda consapevole” è un’iniziativa del CEAS Laguna di Nora nata con l’obiettivo di mettere in dialogo il pensiero critico con l’agire creativo, unendo momenti di riflessione teorica a esperienze pratiche e manuali. Partendo da un tema di grande attualità – la fast fashion e il suo impatto sull’ambiente, sulla società e sulla nostra vita quotidiana – il percorso ha accompagnato studenti e cittadini a guardare con occhi nuovi ciò che indossano, a farsi domande, a riconoscere la storia nascosta dentro un tessuto, un’etichetta, una cucitura.
Upcycling
Il capo d’abbigliamento più sostenibile in assoluto è quello che già possediamo.
Per dare concretezza al progetto 𝗥𝗲-𝗯𝗼𝗿𝗻, abbiamo chiesto ai ragazzi di fare un gesto simbolico ma rivoluzionario: guardare nel proprio armadio. Ognuno di loro ha scelto un vecchio paio di jeans — compagno di mille avventure — e lo ha portato in aula per non dirgli addio e dargli una seconda vita.
I ragazzi hanno scucito, tagliato e analizzato la struttura del denim, il tessuto più amato e al contempo più inquinante al mondo, che ora si sta trasformando in astucci personalizzati e funzionali. Ogni astuccio racconta una storia diversa: non c’è un pezzo uguale all’altro, i ragazzi hanno decorato i manufatti seguendo il proprio stile, aggiungendo dettagli, patch e inserti che riflettono la loro personalità.
Un piccolo oggetto, un grande messaggio. Trasformare un pantalone in un astuccio o in una borsa non è solo un modo per creare un accessorio utile. È la dimostrazione che il ciclo di vita di un prodotto non deve essere una linea retta verso la discarica, ma un cerchio capace di rigenerarsi.
Contro la cultura dello scarto
Re-born è interamente dedicato alla conoscenza e alla riflessione sulla sostenibilità della filiera moda.
Il progetto ha guidato i partecipanti nel valutare le proprie abitudini d’acquisto e nella scoperta di alternative virtuose: dal second hand al riciclo creativo, fino alla valorizzazione di brand indipendenti e tessuti naturali per permettere al pianeta di risparmiare risorse preziose e ridurre le emissioni responsabili del surriscaldamento globale.
Per comprendere a pieno questa prospettiva, in classe abbiamo letto anche alcuni estratti dal libro 𝘐 𝘷𝘦𝘴𝘵𝘪𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘮𝘪 𝘷𝘪𝘷𝘰𝘯𝘰 𝘢 𝘭𝘶𝘯𝘨𝘰 di Orsola de Castro. Questo testo ci ricorda un concetto fondamentale: il capo d’abbigliamento più sostenibile in assoluto è quello che già possediamo.
In quest’ottica, l’atto di 𝗿𝗮𝗺𝗺𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘃𝗼𝗹𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 contro la cultura dello scarto.




